L’identità della donna più famosa al mondo. Una grande storia urbinate e tanti misteri

Intensa e appassionante è questa storia,  ma anche piuttosto oscura, intrecciata con le vite e i destini dei più illustri personaggi del Rinascimento. Per troppo tempo la vicenda è stata avvolta da un velo imperscrutabile, pur se provata da diverse testimonianze fondate su voci raccolte e da un documento di ben altra attendibilità: una pagina […]

Intensa e appassionante è questa storia,  ma anche piuttosto oscura, intrecciata con le vite e i destini dei più illustri personaggi del Rinascimento. Per troppo tempo la vicenda è stata avvolta da un velo imperscrutabile, pur se provata da diverse testimonianze fondate su voci raccolte e da un documento di ben altra attendibilità: una pagina di un libro urbinate, il Registro degli Esposti, nel quale si documenta che una dama di Urbino aveva avuto, in circostanze inconfessabili, sed extra matrimonium, un figlio maschio.

Tutto accadde a Urbino, non lontano dal Palazzo Ducale, tra le segrete e mute stanze di Palazzo Brandano. La madre era Pacifica di Giò Brandano, dama di Corte e forse sposata, morta per dare alla luce il bimbo. Il padre, il magnifico Giuliano figlio di Lorenzo de’ Medici, esiliato nel 1505 a Urbino, fu ospite per lunghi anni alla Corte di Guidubaldo da Montefeltro.

Il 19 aprile 1511 il neonato in fasce è esposto alla ruota del Convento di Santa Chiara de’ Cortili e poi affidato alla locale confraternita di Santa Maria della Misericordia di Pian di Mercato. Si dice che avesse addosso, per segno di riconoscimento, un panno bianco e una fascia con una moneta, uno mezzo angonetano d’argiento. Subito fu battezzato e, poiché era giorno di sabato santo di Pasqua, fu chiamato Pasqualino.

Scrivono che Giuliano fosse un bell’uomo, dall’animo gentile, con gli occhi profondi velati da un’ombra di malinconia, affascinante, colto, poeta, del quale le donne s’innamoravano facilmente. Oggi si definirebbe un don Giovanni del Rinascimento dedito agli amori e sempre a caccia di donne, che alla corte del Duca mai mancavano. Intorno a Elisabetta Gonzaga, moglie di Guidubaldo, si raccoglieva una cerchia di amabili dame e ancelle, per la qual cosa le relazioni amorose erano al centro della vita quotidiana.

Con tutta probabilità il rapporto che la Pacifica, anch’essa dama di Corte, aveva intrattenuto con Giuliano era un segreto ben custodito dai due amanti. Il 22 aprile, tre giorni dopo che Pasqualino era stato esposto, grazie al buon cuore di un notaio urbinate che si accollò le spese, fu dato in balia alla moglie di Bartolomeo di Giorgio da Monteguiduccio, piccola località tra le colline del Montefeltro.

Giuliano, che nel frattempo era assente da Urbino, dopo qualche mese, si presenterà per riconoscere il bimbo come suo figlio naturale e per farlo allevare a sue spese. Scelse per lui un altro nome, Ippolito. A Monteguiduccio, il bimbo, che cresceva a meraviglia, rimarrà con la balia per quasi quattro anni, dopodiché Giuliano chiederà a Bartolomeo di intraprendere un viaggio fino a Roma per riconsegnare il figlio, peraltro suo unico erede. Durante il lungo e faticoso viaggio per Roma, sulla consolare Flaminia, la Balia, con Ippolitino stretto al petto come mai prima, addolorata e rassegnata per l’imminente distacco, pregava per lui perché il futuro gli riservasse tutte le fortune del mondo: una vita agiata, tanto benessere e felicità, mille attenzioni e soprattutto tutto l’amore che non aveva potuto ricevere dalla mamma.

Né la cara Balia né l’affollata Corte di Urbino, né i grandiosi personaggi che attorniarono la vita di Ippolito, avrebbero mai immaginato che la sfortunata mamma Pacifica, oggi, dopo oltre cinque secoli, sarebbe diventata la donna più famosa sulla terra.

Rosetta Borchia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *