La donna più famosa del mondo. Il mistero continua

La donna più famosa del mondo. I mistero continua

UNA MISTERIOSA STORIA URBINATE

(Seconda parte)

Avevamo lasciato il piccolo Ippolito con Bartolomeo di Monteguiduccio e la Balia che l’aveva allevato, in viaggio per Roma per ricongiungerlo a Giuliano de Medici, suo padre naturale. Elisabetta Gonzaga, duchessa d’Urbino, informata della partenza da Giuliano, gli aveva fatto confezionare un abito di broccato e seta, come tradizione di Corte. Non sappiamo quanto tempo ci volle sulla consolare Flaminia per arrivare alla Capitale, ma di certo possiamo immaginare un peregrinaggio assai lungo, molto stancante per Ippolitino.

Giunto a Roma fu accolto in Vaticano sotto la protezione del Pontefice Leone X, fratello di suo padre. Ben presto, diventò lo spasso dello zio Papa che lo adorava e si divertiva a solleticarlo a tal punto che, come scriveva il cardinale di Bibbiena, presente a uno di questi svaghi: “Sua santità fu per crepare dalle risa”.

Un curioso documento dell’agosto 1514 lo registra a un importante banchetto di nozze, allo stesso tavolo a fianco del Pontefice. A testimonianza d’Ippolito cresciuto in Vaticano, resta una sua tenerissima immagine, in una tela dipinta da Raffaello, mentre si trastulla ai piedi dello zio, nel bel mezzo di una suntuosissima cerimonia.

L’educazione che Ippolito ricevette a Roma portò al più alto grado di perfezione le inclinazioni che aveva ricevuto in dote dalla natura e aprì le porte alla fama di Cardinale de’ Medici che poi ottenne. Di lui, il Bibbiena, ancora scriveva: “Pieno di grazia e d’ingegno, cultore appassionato delle lettere, della musica, dolcissimo suonator di liuto, artificioso nei violini, eccellente nei flauti ed incomparabile nei cornetti. Toccava gentilmente il monocordo e facendo diversissimi concerti d’armonia, con meravigliosa imitazione suonava così bene i nostri tamburi e le trombe, come le nacchere e gli atri strumenti barbareschi.”

Giovane assai bello d’aspetto, Ippolito sarà immortalato in numerose altre opere da artisti di chiara fama. Un ritratto in particolare che lo coglie in tutta la sua raffinatezza, ancora oggi adorna una delle sale di Palazzo Cornei-Benedetti-Ubaldini, un tempo sede dell’antica Congregazione, oggi residenza dell’assessorato alla cultura e turismo del Comune di Urbino.

Circa sei anni fa, io e Olivia Nesci, l’altra cacciatrice di paesaggi, siamo state ricevute dall’allora Assessore in carica. Giusto il tempo d’accomodarci sedute, di drizzare lo sguardo di fronte, e timidamente all’unisono, sussurrare: “Il figlio della Gioconda…!”

Proprio sopra la testa dell’Assessore, Ippolito, appeso al muro e quasi imbarazzato, ci stava fissando. L’assessore, confuso, girò il capo verso la parete alle sue spalle, fissò il personaggio tutto vestito di rosso e, tra incredulità, stupore e meraviglia esordì: “ma davvero?”

In realtà, nessuno poteva ancora sapere.

Rosetta Borchia

Foto:  Cristofano dell’Altissimo, 1605 c, Ritratto di Ippolito de Medici. Urbino

*Tutte le informazioni sono state tratte dal libro MONNA LISA ADDIO La vera storia della Gioconda, scritto dallo storico Roberto Zapperi. 2012, Ed. Le Lettere

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