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Ufficio Turistico Consorzio
Mostra Carlo Ceci: 5 – 31 agosto 2023

Il Segno Condiviso

Presenta

CARLO CECI

protagonista nel teatro vero di Urbino

 

in collaborazione con

Confraternita di San Giovanni Battista

Kaus Urbino

 

Con il Patrocinio:  Città di Urbino

 

Urbino

Oratorio di San Giovanni Battista

Sala Salimbeni, via Barocci 31

5 – 31 agosto 2023

 

a cura di

Marta Bruscaglia

Giuliano Santini

 

Coordinamento

Francesco Righi

 

Progetto grafico

Federica Fogli

 

Allestimento

Fernando Rusciadelli

 

Orario

10,00 – 13,00    15,00 – 18,00

Ingresso libero

 

 

Sabato 5 agosto 2023 alle ore 17,30 nell’Oratorio di San Giovanni Battista di Urbino, Il Segno Condiviso presenta  la mostra “CARLO CECI: protagonista nel teatro vero di Urbino” in collaborazione con la Confraternita di San Giovanni Battista, Kaus Urbino, Archivio Bruscaglia, Accademia dell’Intaglio a Bulino e il patrocinio del comune di Urbino.

L’esposizione, concepita e volutamente organizzata  in contemporanea alla mostra di tempere e litografie allestita aCasa Raffaello in occasione del decennale della scomparsa, intende donare al visitatore un ritratto a tutto tondo della figura e della personalità del Maestro litografo che ha formato tante generazioni di artisti italiani ed esteri. Nella sede dell’Oratorio saranno esposti alcuni lavori giovanili di Carlo Ceci, quelli  più legati all’illustrazione, alla Scuola del Libro ed al suo amato Maestro Francesco Carnevali, dai quali già traspare quella poesia visiva e quel personale senso estetico che caratterizzerà  tutta la sua produzione artistica successiva.

Insieme a queste opere, reperite presso il Circolo Cittadino ed alcune famiglie urbinati, che hanno aderito con piacere e sollecitudine alla richiesta di prestito — dimostrando così  il loro apprezzamento e l’affettuoso ricordo per  il Maestro—sarà possibile visionare alcuni documenti d’archivio che ricostruiscono le tappe più importanti del suo percorso di artista, docente e cittadino d’adozione.

In mostra, dunque,  non sono solo le sue opere, volutamente esposte con le cornice originali, ma anche fotografie e documenti come biglietti di auguri, lettere, le prime illustrazioni e litografie, gli appunti di Storia del Costume —canovaccio delle sue mitiche lezioni di Stilistica — conservati con cura da amici, ex-allievi e conoscenti  in ricordo di un artista, un maestro, un uomo speciale.

Un prezioso materiale d’archivio che testimonianon solo del suo stretto rapporto con la Scuola del Libro, che lo ha visto prima allievo e poi docente per tutta la vita, ma anche dell’intensa e attiva partecipazione alla vita cittadina — dalle ambite feste in maschera organizzate dalla Scuola al Teatro rinascimentale di Corte fino alle prime feste del Duca — occasioni in cui Carlo Ceci non si è mai risparmiato fornendo collaborazione e consulenza preziosissime. 

Protagonista del teatro vero di Urbino” come lo ha definito il suo caro amico Volponi in una affettuosa dedica, protagonista di quel fermento culturale unico, e forse irripetibile, che ha caratterizzato Urbino nella seconda metà del Novecento.

La mostra sarà presentata dai curatori  Marta Bruscaglia e Giuliano Santini accompagnati dalla testimonianza del Prof. Clemente Fava – allievo e amico di Carlo Ceci,  già docente di incisione presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, che ci permetterà di ritornare con la memoria ai tempi dell’insegnamento presso la Scuola del Libro e dei Corsi Estivi d’Incisione guidati insieme a Renato Bruscagia e Pietro Sanchini dagli anni ‘60 fino al ’90 – e da Germana Duca, affermata poetessa urbinate, che ci guiderà alla comprensione più profonda dell’animo del Maestro commentando in particolare due delle opere più significative : Il pulcinella pazzoeIl pulcinella deriso.

 

Il Segno Condiviso così presenta la mostra dell’artista urbinate.

Ricostruire l’unità di un tempo e di uno spazio nella molteplicità del vissuto, quella singolare confluenza di energie, ricca di voglia di novità, che fu il periodo del secondo dopoguerra nella nostra città e risentire vivo quel bisogno di speranza nell’uomo, nella terra, nella natura e nella bellezza. Questo, in sintesi, l’intento dell’itinerario “microstorico”, da noi recentemente intrapreso, nel quale si colloca questa piccola esposizione dedicata — nel decennale della scomparsa — a Carlo Ceci, che fu non solo un raffinato artista, ma anche una delle personalità più peculiari che vi operarono; quasi una narrazione nata nel segno del ricordo e dell’affetto dei tanti che lo hanno conosciuto e che, con entusiasmo e partecipazione, hanno fornito le opere e la documentazione in mostra permettendoci di scattare una fotografia a tutto tondo dell’uomo e del maestro in quella che lui elesse da subito come sua città d’adozione, Urbino.

Grazia, raffinatezza, sensibilità, ricerca estetica e poetica diventano stimoli per quel dialogo permeato di un’umanità di fondo che lo ha reso tanto amato e ricordato da coloro che lo hanno conosciuto e frequentato. Di carattere riservato e discreto, apprezzato per la sua l’ironia, spesso autoreferenziale, riuscì a trasmettere empatia, condivisione e senso di convivialità, qualità che lo resero, insieme alla sua vasta e poliedrica cultura, uno dei protagonisti più ricercati della vita culturale della città. Oltre ad impegnarsi come Presidente del primo Cineclub cittadino all’inizio degli anni ’50, svolse un ruolo fondamentale, insieme ai colleghi Pietro Sanchini e Renato Bruscaglia,  nell’organizzazione delle ambite feste scolastiche dell’Istituto d’Arte e delle rappresentazioni del Teatro rinascimentale di Corte che,  tenutesi nel cortile d’onore del Palazzo ducale dal ’52 al ’75, videro convenire registi di fama, attori di richiamo, studiosi, critici ed un pubblico vasto ed eterogeneo; senza dubbio uno tra gli eventi di maggior prestigio culturale del periodo. Ceci non lesinò mai la sua preziosa consulenza e partecipò attivamente, anche negli anni successivi, a numerosi eventi organizzati dall’Assessorato al Turismo e dalla Pro-Urbino, ma riteniamo che le maggiori soddisfazioni per Ceci siano giunte dai Corsi Estivi Internazionali di Incisione, fonte di una fitta e proficua rete di contatti con artisti italiani e stranieri che ravvivarono le estati della grafica urbinate dal 1967 al 1991.

La sua visione di ampio respiro e la sua natura fortemente poetica —  talvolta appena venata di una malinconia lontana, trattenuta, privata —  lo avvicinarono inoltre a diversi poeti e letterati del periodo, solo per citarne alcuni: Tonino Guerra, Marisa Zoni, Valerio Volpini, Carlo Bo, Germana Duca, ma certamente in primis Paolo Volponi, amico di una vita; preziose frequentazioni di cui troviamo ricca testimonianza nei numerosi testi da lui stesso minuziosamente raccolti e resi pubblici in diverse occasioni.

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